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  1. 27 Giugno 04 : Forza nove a Capo Trafalgar
  2. 30 Giugno 04 : Tornando nel Mediterraneo
  3. 01 Luglio  04 : Routine
  4. 04 Luglio  04 : Verso Cartagena
  5. 06 Luglio  04 : Atterraggio a Cartagena
  6. 08 Luglio  04 : Incidente a Cartagena
  7. 27 Luglio  04 : Il Consolato Italiano a Cartagena
  8. 28 Luglio 04 : Al lavoro!
  9. 30 Luglio  04 : Il Vice Console Daniel Sarriòn Gòmez
  10. 01 Agosto 04 : Via da Cartagena
  11. 02 Agosto 04 : Arrivo a Formentera
  12. 03 Agosto 04 : Cambiando di rada in rada
  13. 04 Agosto 04 : Ibiza
  14. 05 Agosto 04 : Burrasca notturna
  15. 06 Agosto 04 : Maiorca
  16. 07 Agosto 04 : Puerto Colom
  17. 08 Agosto 04 : Partenza per Mahon
  18. 09 Agosto 04 : Arrivo a Mahon
  19. 12 Agosto 04 : Rotta per Alghero
  20. 14 Agosto 04 : Nel porto di Alghero
  21. 15 Agosto 04 : Simona torna a bordo!
  22. 17 Agosto 04 : Il Pargher ormeggia a Santa Teresa di Gallura, pontile E numero 83!
Aggiornato il: 23-03-06

27 Giugno 04

Le previsioni danno lungo la costa atlantica della provincia di Cadice un forza 4-5 da nord est, dagli 11 ai 21 nodi circa, con “marejada”, ossia mare formato. Nello Stretto di Gibilterra il Navtex segnala un Levanter forza 7, più di 30 nodi sul naso. Anche le carte meteo di Northwood scaricate con l’SSB concordano. Simona conferma le mie informazioni chiamandomi dall’Italia dopo aver consultato il Meteoconsult. Decido di partire. Il clima del Mediterraneo e dell’Atlantico sembrano essere molto diversi in questi giorni, e trovare un passaggio temporale che metta d’accordo i capricci di entrambi è quasi impossibile. Fra la baia di Cadice e Gibilterra il primo approdo utile è Barbate de Franco, a circa 40 miglia di distanza. Devo correre il rischio, il tempo il mio vero nemico. 

Lascio Puerto Sherry alle 10 del mattino. Un ultimo saluto alla torre di controllo.

“Puerto Sherry, Puerto Sherry, Puerto Sherry, here sailing vessel Pargher, do you read me, over ?”

“Adelante Miguel !”

Quando un porto riconosce il nome dell’armatore dal nome della barca, vuol proprio dire che è arrivata l’ora di mollare gli ormeggi!

La baia di Cadice mi accoglie calma e tranquilla, protetta dalle sue insenature, ma vedo già con il binocolo la spuma bianca dell’Atlantico. 27-28 nodi da nord est, una bolina scomoda con mare formato, ma il Pargher armato a cutter taglia le onde a 6-7 nodi. Mi preparo un pasto veloce. 

A Cabo Roche l’anemometro si stabilizza sui 34 nodi. Sono poco più che a metà strada, di tornare a Cadice non se ne parla.

Avvisto il faro di Capo Trafalgar. Con il pescaggio del Pargher non ho problemi, ma vedere fra un’onda e l’altra l’ecoscandaglio passare dai 16 metri di profondità a poco meno di 5 fa un certo effetto. 

Sono le 16:00, mancano circa 8 miglia a Barbate. Ma doppiato Capo Trafalgar qualche cosa comincia a non andare.

Le onde si gonfiano, vedo la loro spuma all’altezza del boma, ed il timone automatico diventa improvvisamente inservibile. Instupidito dalla violenza del mare, guardo l’anemometro toccare sotto raffica i 52 nodi e mantenere una media di 45-46 nodi da est.La visibilità diventa cattiva, sia per l’altezza delle onde che per la spuma che viene vaporizzata dal vento. Gli occhi mi bruciano, gli occhiali diventano una crosta di sale inservibile.Trinchetta, randa e motore per il mio primo forza 9.

 Non mi resta che bordeggiare fino a Barbate. Il Pargher non è in difficoltà, io si. A poche miglia dal porto un’amara sorpresa, quasi 6 miglia di reti ne impediscono il passaggio da Ovest. Per poter seguire la rotta consigliata di 297.5 gradi, sono costretto a rituffarmi nell’inferno allontanandomi dalla costa bolinando, superare le reti e quindi mettermi al giardinetto.

Barbate offre un ottimo riparo con il Levanter. L’entrata in porto è tranquilla, quasi banale, tranne per il sottoscritto che, ancora stravolto, rischia di portarsi via il finger del check-in durante la manovra di attracco.

Atterro a Barbate de Franco alle 21:00 circa.

L’equipaggio di una barca inglese mi saluta e mi chiede perplessa:

“Are you sailing alone ?”

“No, I’m sailing with her.” E la mia mano indica il Pargher.

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30 Giugno 04

Per la prima volta dopo qualche giorno il vento è girato ad ovest già dalle prime ore del mattino. Le previsioni di tutte le mie fonti danno un forza 3-4 da ovest nello stretto. Ancora un po’ spettinato dal forza 9 faccio i controlli necessari in coperta per verificare che tutto sia a posto. Ma il mio Pargher è fresco e riposato, a parte le solite noie all’impianto elettrico dell’albero che sistemero’ in Italia. 

Ceuta, Melilla, Alboran, sono tappe rimandate. Il meteo non è propizio, devo portare il mio amico a Santa Teresa di Gallura, e devo scegliere la rotta piu’ sicura e veloce.La nuova rotta costeggerà la Spagna sino a Cartagena, poi le Baleari, con sosta a Mahon. In seguito per Alghero, poi le Bocche di Bonifacio.

 Lascio Barbate alle 12:00, l’ora migliore considerate anche le correnti dello stretto, circa tre ore prima dell’alta marea, prevista per le 14:52.

Appena lasciata L’Ensenada de Barbate il vento da ovest comincia a farsi sentire, da pochi nodi fino a 26, 27, quasi in poppa piena. Ammaino la randa ed apro tutto il genova. Il Pargher con le andature portanti senza randa va che è una bellezza. Il GPS segna 8 nodi.

 Il tamburo della canna da pesca comincia a ticchettare con un suono ormai familiare. Una nuvola di gabbiani si deposita sul mare. Qualunque cosa abbia abboccato lascia il posto ad un gabbiano che rimane impigliato nella lenza. Isso a bordo il mio amico. E’ di una specie enorme. Cerco di tranquillizzarlo, accarezzandolo. L’amo non lo ha toccato, gli dei lo hanno protetto. E’solo impigliato nel filo. E’ profumato, sa di mare, le piume sono morbidissime, calde ed asciutte.

Finalmente lo libero e lo lascio tranquillo in pozzetto, accanto a me. Mi fissa per un lungo istante, poi raggiunge la poppa e spicca il volo.

 Torno al mio Pargher, il vento si stabilizza intorno ai 37-38 nodi, adesso al giardinetto di sinistra. Non riduco il genova. Il GPS supera i 10 nodi, il mare si gonfia, ma ha il fiato lungo. Aggrappato al timone faccio una fatica enorme, ma le onde scorrono dolci sotto la chiglia. Gli dei mi fanno scortare da un gruppo numeroso di delfini, affiancati alle mura del Pargher.

 In tempo record avvisto la rocca di Gibilterra. Non voglio farmi intrappolare dentro la baia e proseguo. Riduco il genova quando l’anemometro tocca i 40 nodi. Superata la Rocca preparo il Pargher per atterrare nel marina di Sotogrande, ridossato dal vento, felice.

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01 Luglio 04

Via per Benalmadena. Il marina è grazioso e la cittadina anche, ma rimango stupito dalla scortesia del personale del porto.

La città sembra fatta per il turismo di massa internazionale, piena di famiglie grasse ed infelici che camminano ustionate per il “paseo maritimo”. Terribile. 

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04 Luglio 04

Lascio Benalmadena per Cartagena. Navigazione con forza cinque sul muso, mare formato, motore e randa al centro. Questo non è un viaggio di piacere.

Il Pargher è atteso a Santa Teresa di Gallura per il 15 Luglio. Penso a chi fa i trasferimenti per professione. E’ una vita dura.

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06 Luglio 04

Atterro a Cartagena alle 4 del mattino.

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08 Luglio04

Un urto tremendo mi butta fuori dalla cuccetta di prua dove stavo riposando prima di partire, ormeggiato nel marina di Cartagena.Mi precipito in coperta. Una motovedetta della Guardia Civil con problemi all’invertitore è salita con il musone dell’ancora sul lato di dritta del pulpito di prora, venendomi addosso a quasi 4 nodi.

Pulpito piegato, rollafiocco storto e Genova bucato. La partenza è rimandata.Mi siedo e mi metto a ridere.

I marinai della Guardia Civil sono mortificati e gentilissimi. Li invito a bordo ed insieme compiliamo tutti i moduli necessari.

Un signore di Liverpool, si offre come testimone. Verbali in italiano, spagnolo ed inglese.

Meno male che la biblioteca di bordo è ben fornita.

Meno male che è successo con la Guardia Civil.

Meno male che il Pargher è di ferro.

Meno male che sono un uomo fortunato!

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27 Luglio  04

Sono giorni impossibili quelli che seguono l'incidente con la Guardia Civil. 

Non mi fido più di nessuno. Mi vengono proposte soluzioni tecniche da brivido. Solamente la settimana scorsa mando via il tecnico del cantiere che voleva raddrizzare il tubolare del rollafiocco con il calore, indebolendo così l'intera struttura. Ripenso alle passate burrasche con ansia. Anche lo strallo di prua è danneggiato e va sostituito, tre refoli sono saltati per l'impatto, ed il rischio di un disalberamento con venti sostenuti è elevato. Il cantiere lascia trascorre i giorni pigramente, illudendomi ogni volta di essere vicino ad una soluzione per il mio problema. Ed il perito dell'assicurazione è scostante e scorretto.

La mia compagna mi aspetta in Sardegna da più di un mese, ed io sono qui a logorarmi con il Pargher,  mandando fax in giro ed attaccandomi al cellulare.

Ultima lite con il perito dell'assicurazione, quando chiedo una data precisa per la fine di questo tormento. "Ho un impegno, non posso parlare sempre con lei al telefono", e la comunicazione viene interrotta.

Ho raggiunto il mio limite. Cerco l'indirizzo del Consolato Italiano a Cartagena. L'ufficio è ad appena 15 minuti a piedi dal mio Pargher, nella Calle Mayor, al numero 6, la via principale di Cartagena.

Il Vice Console, è gentilissimo, mi invita a pranzo dopo aver fatto una serie di telefonate decisamente efficaci. 

"Perché non è venuto prima da me  ?". Sorseggio del favoloso brandy spagnolo. Guardo attraverso il calice riscaldato il colore ambrato del Lepanto. Ripenso ai giorni passati, allo stress ed alla rabbia. 

"Perché sono stato uno stupido."

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28 Luglio 04

"Conosco dei meccanici molto in gamba. Lavorano sui mercantili che ormeggiano a Cartagena per la manutenzione. Non conoscono le barche a vela, ma parlano inglese e se te la senti di dirigere i lavori..."

Il Vice Console è stato chiarissimo. A Cartagena non esistono altri cantieri che lavorano con piccoli yacht, tranne quello con il quale non voglio più avere a che fare. Ma l'idea di riprendere i lavori per poter partire il prima possibile mi entusiasma. Chiamo la Bamar che mi da tutti i consigli necessari per smontare il rollafiocco. Arrivano i tecnici, sono giovani ed amichevoli, discutiamo insieme sulle attività da farsi. 

All'improvviso "l'esperto" di rigging del vecchio cantiere si presenta sul pontile. Evidentemente le telefonate del Vice Console lo hanno spaventato.

" Mi dispiace  ma adesso lavoro con le persone del consolato". Va via stizzito, urlando qualche cosa in spagnolo.

Lavoriamo insieme tutto il giorno, disturbo anche l'Ingegner Marco Cobau in Croazia per un consiglio sulla scelta degli acciai per lo strallo. Alla fine abbiamo smontato il rollafiocco e levato lo strallo di prua dopo aver assicurato l'albero con le volanti. Il popolo del pontile mi è stato vicino, ogni tanto qualcuno veniva per dare una mano. Ormai tutti conoscono la mia piccola battaglia qui a Cartagena, dopo quasi un mese di fermo.

"Sai quando è andato via che cosa ha urlato ?" mi chiede Sergio alla fine della giornata, facendo il nome del tecnico del vecchio cantiere. "Ha detto che lui ha un' esperienza di venti anni con le barche a vela, e che noi non ce l'avremmo mai fatta perché siamo solo dei meccanici!"

Sorrido, ripensando ai lavori fatti con il nostromo, Sandro , un ottimo meccanico, all'epoca senza esperienze nautiche. "Se sei un bravo meccanico, a capire cosa c'è da fare non ci metti niente, basta chiedere alle persone giuste. E voi siete veramente bravi."

Gli amici del pontile osservano attenti, e mi chiedono il numero di telefono dei tecnici, colpiti dalla loro efficienza. 

Se capitate a Cartagena per un fermo tecnico, rivolgetevi direttamente a Francisco e Sergio Cànovas, +34 968512556, tallercanovas@tallercanovas.e.telefonica.net .

E' il Pargher che vi manda.

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30 Luglio 04

C'è un ritardo di poche ore nei lavori, ma dipende solamente dalla mancanza di un cavo di acciaio della lunghezza giusta per il Pargher, del diametro di 8 mm. Il Vice Console Daniel Sarriòn Gòmez ci tiene a sottolinearlo, difendendo il lavoro dei suoi uomini, e mi porta nell'officina meccanica dove il titolare mi fa vedere il lavoro fatto al rollafiocco. Il tubolare è raddrizzato, e senza riscaldare l'alluminio. Il tamburo e la candela sono lubrificati e pronti ad essere rimontati. Un lavoro perfetto che solo un'officina specializzata avrebbe potuto fare.

Con il Vice Console facciamo un salto in porto dove vuole accertarsi personalmente che un'operazione di carico sia eseguita in orario per un nuovo cliente. Sale sul camion e parla direttamente con l'autista.Uno stile di management che apprezzo. La sua azienda, la Daniel Gòmez Gòmez S.A. è conosciuta presso le compagnie mercantili internazionali, compagnie delle quali riconosco i nomi stampati sui container. "I miei clienti sono miei amici, si fidano del mio nome." Non è difficile capire perché.

Una stretta di mano ed un ringraziamento sincero, Vice Console, sperando di averla nostro ospite in Sardegna, un giorno. 

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01 Agosto 04

Cartagena alle mie spalle, dopo quasi un mese di fermo. Naomi e Stan, mi salutano dal pontile insieme ad un'altra coppia di amici. Ricordo le storie raccontate da Stan davanti ad una birra, mentre mi faceva compagnia cercando di farmi passare la rabbia. Le foto con il logbook delle immersioni fatte in tutto il mondo, i tatuaggi fatte alle Filippine, le prime avventure a bordo delle navi da guerra incominciate a 16 anni.

Di fronte a me il mare, ed ancora più di 500 miglia da fare.

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02 Agosto 04

Atterro a Cala Sahona, a Formentera. Il tempo di buttare l'ancora in pochi metri di fondale, un pasto veloce  e poi un meritato riposo. 

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03 Agosto 04

Il vento gira nelle prime ore del mattino facendosi sentire da SW. La cala non è più sicura e mi sposto nel lato est dell'isola. Il meteo non è incoraggiante, e per arrivare a Cala Racò mi faccio i miei soliti 38 nodi con mare formato al traverso prima ed al giardinetto poi. So già che la mattina successiva il vento girerà a NW con una certa intensità. Mi godo dopo qualche ora di schiaffoni un po' di tranquillità, e mi preparo a salpare il giorno successivo.

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04 Agosto 04

Raggiungo Cala Martinet, poco più ad est del porto di Ibiza. La cala è splendida, e stranamente deserta. Un sogno. Ascolto il meteo spagnolo. C'è una zona di bassa pressione molto estesa che crea instabilità nell'area. Ma il meteo non dà né avvisi di burrasca né temporali. Decido di partire la sera per Maiorca.

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05 Agosto 04

"Imbecille, dopo più di 3000 miglia in 6 mesi ancora non hai imparato a capire quando il meteo dice cazzate ?" . Sono furioso, grido bestemmio, urlo contro me stesso, perché ho fatto finta di non vedere i cumulinenbi che si avvicinavano, perché ho controllato solo il vento in superficie senza vedere la direzione del vento in quota, perché ho ignorato l'onda lunga da NW contraria alla direzione del vento. E perché sono spaventato.

E' da poco passata la mezzanotte ed adesso mi trovo con 47 nodi da tutte le parti, svegliato bruscamente dal temporale che mi ha sorpreso in cuccetta, con sopra la testa una nuvola che sembra un fungo atomico. Dopo pochi minuti in pozzetto sono già zuppo fradicio, ma l'adrenalina è così alta che non mi rendo nemmeno conto di essere ancora nudo. Ci penserà una leggera ipotermia a ricordarmelo in seguito. 

Dopo poche ore mi trovo alla fonda nel porto di Ibiza, riparato dall'enorme diga foranea, insieme ad altre barche. Sono le 4 del mattino ed ho sonno.

Mi sveglio e salpo alle 11:30. Mi dirigo verso l'isola di Tagomago, ad est di Ibiza, per riparare e riposarmi un po'. Il meteo non è ancora propizio, sono ancora stanco per la nottata infelice. Decido di partire il giorno dopo di buon'ora. Un bagno ristoratore ed un po' di pesca di scoglio per un piatto di pasta fuori dal comune : spaghetti e lumache di mare.

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06 Agosto 04

Un forza 5 costante da SE. Cambio rotta, mi lascio Palma al giardinetto e punto direttamente per l'Ensenada De la Rapita, vicina a Cabo Salina, punta estrema di Maiorca, poco prima di Cabrera. 

Un'altra notte in rada.

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07 Agosto 04

La voglia di macinare miglia è forte. So già che doppiato Cabo Salina mi aspetta un forza 7 da SE con mare agitato. Ma è giorno, mancano circa 25 miglia  a Puerto Colom. Devo fare carburante, è da quando ho lasciato Cartagena che non metto piedi sulla terra ferma. E Puerto Colom è il punto più vicino per raggiungere Minorca. Parto alle 09:00 del mattino ed arrivo alle 18:30. Sette ore massacranti di bolina. Entro dentro porto Colom, in mezzo ad almeno un centinaio di barche ormeggiate nella baia che adesso sembra minuscola, ma che è descritta dalla guida Imray come il miglior porto naturale di Maiorca.

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08 Agosto 04

Il meteo non è migliorato. Ma nel primo pomeriggio il vento incomincia a calare, sempre da SE, 15 16 nodi, non di piu'. So che il Nostromo ha preso un aereo per arrivare a Minorca. Vuole farsi un pezzo di mare con il Pargher, e mi aspetta già a Mahon. Provo ad uscire da Puerto Colom, ma sono costretto a rientrare. Il mare è ancora troppo gonfio e c'e' troppo poco vento per dare abbastanza energia al Pargher. Torno in porto scoraggiato.

Verso le 16:00 ci riprovo. Il mare ha un respiro lungo ora, ci sono ancora una quindicina di nodi da SE. Il meteo spagnolo, ed anche il Meteomar (sento Radio Cagliari da qui, è incredibile!) concordano nel prevedere entro poche ore un vento da SW, destinato a rinforzare sino a burrasca nelle prime ore del mattino successivo. La decisione è presa in un attimo. Si salpa.

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09 Agosto 04

Punta Mabres al giardinetto, 27 28 nodi da SW, sono le 03:00 del mattino, ma già Puerto Mahon incomincia ad accogliermi con le sue acque tranquille. Ripenso alla prima volta che sono arrivato a Minorca. Mi gusto l'entrata andando ad appena due nodi a motore, ricordando ogni particolare di Mahon.

Alle 04:30 attracco al pontile del marina di Minorca. E' una settimana che non tocco terra. Chissà se Davide lavora ancora qui. Mando un sms al nostromo : "Sono arrivato, ma non ti far vedere in barca prima delle 11:00".

 

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12 Agosto 04

"Se non parti oggi rischi di rimanere qui tre settimane". Davide non ha dubbi. Mi fido della sua esperienza, è un amico. Una stretta di mano, un abbraccio e si parte. 35 ore di viaggio ci aspettano, l'ultima tratta prima dell' Italia. 

 

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14 Agosto 04

"Compamare Alghero, Compamare Alghero, Compamare Alghero da imbarcazione Pargher, cambio". Mi emoziono, la bandiera Spagnola è ammainata, dopo un giorno e mezzo di navigazione con onda lunga ed vento da SW, arrivano gli avvisi di burrasca dalla Francia e dall'Italia. Il Maestrale si sta svegliando. Dovremo aspettare per arrivare a Santa Teresa. Ma va bene così, Simona mi raggiungerà in macchina.

"Chi chiama Compamare Alghero?"

La Capitaneria ci dà il numero di telefono di Federico, titolare della SER-MAR. Federico ci accompagna con il gommone e ci aiuta ad ormeggiare, con una cortesia alla quale non sono più abituato. Nonostante sia piena stagione, ci trova un'ormeggio fantastico, e la sera ci indica un ristorantino dove dopo diverse ore di navigazione io ed il nostromo possiamo dedicarci ai piaceri della tavola. Se capitate ad Alghero chiamatelo al 347-7720544, avrete un servizio d'eccezione! 

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15 Agosto 04

Simona è venuta ad Alghero. E' bello riabbracciarsi.

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17 Agosto 04

Il Pargher entra nel porto di Santa Teresa di Gallura.

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