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Appena fuori da Ciro' Marina, una brezza da Nord ci fa aprire il Gennaker. Il Pargher tiene una media di 6 nodi di velocità con appena 9 nodi di vento! Spegnamo il motore, e ci facciamo cullare dal fruscio delle onde sulla chiglia, abbracciati dal mare, senza barche in vista, liberi sotto il sole secondo natura. E' meraviglioso! Nel primo pomeriggio avvistiamo Capo Rizzuto, l'inizio del golfo di Squillace. Chiamo gli amici del Walkirye che hanno passato il golfo prima di noi. "Abbiamo deciso di non costeggiarlo per risparmiare tempo, ma a metà, quando ci hai chiamato tu ieri, il mare ci ha sorpreso con onde alte piu' di due metri...." C'e' una decisione da prendere, se costeggiare il golfo od attraversarlo rischiando. Io e Simona decidiamo insieme, si corre il rischio. Tutto sul Pargher viene rizzato, bloccato il tender in coperta, chiusi i boccaporti ed acceso il motore per passare il Golfo di Squillace il prima possibile. Secondo i miei calcoli dovremmo arrivare a Punta Stilo, la fine del golfo, entro le 10 di sera, evitando cosi' che ai venti da terra del golfo endemici si aggiungano i venti termici raggiungendo velocità da burrasca. 7 nodi di velocità a 2500 giri. Ogni brezza sul mare viene spiata con attenzione, l'anemometro si tiene sui 13, 14 nodi di vento apparente. Il Golfo di Squillace sebra addormentato, ma dietro il tramonto affogato di sangue non ci scordiamo della nottata passata dai nostri amici del Walkyrie e delle raccomdazioni dei pescatori di costeggiare le sue coste. Dopo diverse ore di attesa finalmente Punta Stilo. Il Golfo di Squillace è attraversato, e le sue acque ci hanno risparmiato. Fortuna, benevolenza, incoscenza, tutto insieme forse. Gli dei sono ancora con noi. Torna all'inizio
Doppiato Capo Spartivento, si incomincia a respirare un'aria diversa. Di fronte a noi le coste della Sicilia si intravvedono come obre montagnose. Il traffico dei mercantili e delle petroliere aumenta. Questi mostri di metallo navigano ad una vicinanza impressionante dalla costa, a testimonianza degli alti fondali.
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Dopo 35 anni per mare, Saverio si definisce l'uomo del porto. Si occupa di tutto, dal rifornimento cambusa all'assistenza tecnica, dalla guida di Reggio Calabria al servizio taxi. L'uomo del porto sa cosa è importante per chi approda dopo diversi giorni passati in mare. Sa che per i suoi clienti trovare in pozzetto la mattina dei cornetti caldi vuol dire assaporare il conforto della terra, il calore del ridosso e della sicurezza. "Solo chi è stato in mare sa di cosa ha bisogno chi torna dal mare." E sorride, il volto scurito dal sole, con gli occhi intelligenti di chi ha fatto del mare un mestiere ed ha saputo vederne le potenzialità, anche e soprattutto in uno scalo tecnico come quello di Reggio. Questo è Saverio Chirico, ben conosciuto nell'ambiente dei marina, sorridente nelle sue foto con Cino Ricci e con altri armatori e proprietari di velieri prestigiosi. Grazie per l'aiuto Saverio, alla prossima e buon vento.
Ci prepariamo per passare lo stretto di Messina. Sul portolano si parla di correnti contrarie che possono superare i 5 nodi, di mulinelli e gorghi creati da correnti chiamate "bastarde" che mettono a rischio la navigazione, tanto che è previsto un servizio di traghettatori. Vado alla Capitaneria di porto per richiedere gli orari migliori per poter passare lo stretto, ma in realtà vedo che la Capitaneria ha esattamente quello che ho io, ossia le "Tavole di Marea" dell'Istituto Idrografico della Marina. Sembra proprio che mi deba addentrare nei calcoli previsti dalle tabelle... Saverio mi dice "chiste acca' so tutte baggianate, passa u' stretto!", e mi mostra un articolo di un famoso giornalista inglese, Rod Heikell, che crede che in realtà sulle correnti dello stretto ci sia un po' di confusione. Alla fine mi stufo, mando al diavolo le Tavole di Marea, scaldo i 60 cavalli del Pargher e con Simona ci prepariamo a passare lo stretto, in piena corrente contraria, circa 2,5 nodi di discendente secondo le Tavole, inferiore invece secondo noi.. Appena usciti da Reggio Calabria ci troviamo in una situazione bizzarra, 36/37 nodi di vento a prora ed un mare quasi piatto, un sole splendido e correnti praticamente inesistenti. Troviamo addirittura la voglia per provare la trinchetta, che in precedenza non mi aveva particolarmente entusiasmato per le sue prestazioni, ed in pieno giorno scopriamo le magagne dell'armo, correggendo la posizione dei bozzelli.
Gli dei del mare stanno riposando. Il sole sembra adagiarsi sull'acqua, lasciando per noi le ombredi Lipari sull'orizzonte, ultima immagine di uno dei nostri giorni per mare.
" I follow in love too easily, I follow in love too fast..." Chet Baker ci riscalda con le sue note , mentre aspettiamo i carpacci di pesce. Intono a noi l'atmosfera raffinata del "Flor de canela" non ci impedisce di gustarci il passeggio distratto ed un po' aristocratico di Via Vittorio Emanuele, nel pieno centro di Lipari.
Penso al Pargher, a dove ci ha portato e fin dove mi seguirà, per mare e per terra...
Le condizioni meteo incerte (ed un po' di pigrizia) ci portano a voler
esplorare Lipari da terra, prima di girarla per mare. Saliamo su un
piccolo trabiccolo, una specie di scooter a quattro ruote , ed
arranchiamo accompagnati dallo sguardo divertito della gente per la strade. Le falesie a strapiombo sul mare sembrano portare ancora i graffi delle
numerose eruzioni del passato. Ricordo ancora la storia polinesiana di un cacciatore di perle che fu punito
dal mare per la sua ingordigia il giorno che, con i suoi riflessi, lo
convinse di nascondere una perla gigantesca fra le valve lucenti di un'ostrica,
in fondali che lui non avrebbe mai potuto raggiungere... "Qui ci sono le terme di S.Calogero". Simona è sicura di quello che dice, la sua guida parla chiaro, ma di fronte abbiamo solo un edificio dall'aria abbandonata. Un signore si avvicina con garbo, e con tranquillità ci informa che le terme sono chiuse ormai da tempo, ma lui ne conosce la storia, e se vogliamo...
Mimmo prende con le mani quella che a noi sembra sabbia, ma in realtà sono i
minerali depositati dall'acqua termale, e ci spiega di come con il tempo il
caolino contribuisca a dare al tutto una consistenza vetrosa. Adesso ti lasciamo Mimmo, portando con noi il pezzo di ossidiana che ci hai regalato, sperando che chi leggendo questi nostri appunti venga a Lipari a conoscerti ed a portarti i nostri saluti.
Oggi si torna a bordo del Pargher. Decidiamo di passare l'ultimo giorno a Lipari in rada, ed arriviamo così ad una caletta che abbiamo visto dall'alto il giorno precedente. Per avere il nostro momento di poesia dobbiamo aspettare pero' il tramonto, quando le numerose imbarcazioni ci lasciano soli , forse spaventate anche da una frana che con il suo rombo ci sorprende. Domani lasceremo Lipari per Vulcano.
Finalmente abbiamo trovato la nostra piccola rada a Vulcano, dopo aver costeggiato l'isola per intero, cercando di evitare i posti piu' affollati. Simona con un tocco di classe molto marinaro, porta in pozzetto due cannoli alla siciliana comprati la mattina a Lipari, e decidiamo di assecondarne gli aromi con un abbondante sorso di malvasia. Il resto...solo sensazioni.
Ed il sole ci saluta ancora, immergendosi, in giorni scanditi da albe e tramonti, sempre diversi.
Le grida degli altri equipaggi nel panico che difendono il proprio ormeggio mi distraggono da te, e penso al mio Cuore d'Acciaio che accoglie me e la mia compagna. E' ora che rientri, e poi nel mio bicchiere c'e' ormai piu' pioggia che rum.
Un vino di Salina, dal gusto rotondo e fruttato ed una dolce Malvasia completano il tutto. Proprio quello che ci vuole per affrontare una navigazione dura e selvaggia!
(da Mark Twain: "Gli ingenui all'estero")
"Vi consigliamo di lasciare il corpo morto e cercare un
approdo sicuro." La telefonata giunge inaspettata dalla Stromboliana, la
società che gestisce gli ormeggi a Scari, un piccolo paese a ridosso delle
pareti del vulcano. Lo Scirocco, il vento piu' temuto delle Eolie stava per far sentire il suo alito caldo su di noi. Decidiamo di affrontare il forza 7 in arrivo e puntare verso Vibo Valentia, a circa 35 miglia da Stromboli, sulla costa tirrenica della Calabria, piuttosto che rimanere ancorati in secche improbabili e poco protette. Mentre la prua del Pargher affronta il mare sempre più grosso, guardiamo con nostalgia le Eolie allontanarsi prima di quanto avremmo voluto. A Vibo, dopo poche ore di navigazione, con il sale ancora incrostato sulla pelle, atterriamo un po' malinconici. L'atmosfera è cortese e professionale. Il Pontile da Carmelo è famoso per i suoi ormeggiatori, ed in pochi secondi, il Pargher è ormeggiato docilmente al pontile. Lipari, Vulcano, Filicudi, Salina e Stroboli, hanno riempito i nostri giorni con i loro colori ed i loro sapori intensi.Nel buio del marina rimaniamo a parlarne, sorseggiando un po' di Malvasia, dondolati dalla risacca. Ma la Sicilia tornerà sulle rotte del Pargher...
Le condizioni meteo non migliorano. Dopo un altro giorno perso a Vibo decidiamo di partire verso Marina di Camerota. Una volta tanto i locali non hanno fiuto nel prevedere l'andamento del tempo. Le previsioni del Meteomar ed il nostro intuito si sono rivelati più vicini alla realtà dei consigli ricevuti in marina. La burrasca che ci costringe a riparare a metà strada a Porto Cetraro non ci fa gustare il piacere di "aver avuto ragione" ma la stizza di non aver dato ascolto al nostro istinto. Ai nostri ami una piccola ricciola ci viene offerta dagli dei del mare, a risollevare il nostro umore (e la nostra cena).
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