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Un altro giorno di navigazione spezzato dagli avvisi di burrasca. Un altro
forza 6 da NW che sibila sulla nostra prua, costringendosi ad una bolina troppo
stretta. Nodi preziosi vengono persi ad ogni onda, finchè il motore del Pargher non
viene chiamato a supportare la nostra navigazione. Dalle previsioni meteo, e da
quello che stiamo sperimentando sulla nostra pelle, sappiamo che domani sarà il
giorno peggiore. Dobbiamo rifare carburante e rifornirci di cibo fresco. Prossima tappa il porto di Roma, circa 190 miglia senza scalo con due notturne da affrontare. Ed il Pargher ha bisogno di riposo... Torna all'inizio
Nel marina, scrutiamo il cielo in continua attesa. Lentamente il sibilo del vento incomincia ad aumentare, facendo vibrare il sartiame. Vento e pioggia ci costringono a rinchiuderci dentro il Pargher. Il calore del legno ci avvolge come in un rifugio alpino, e ci adagiamo sulle cuccette, pianificando la rotta, parlando con gli amici che ci chiamano per avere nostre notizie, lasciando che il nostro ozio scorra fra le pagine di un romanzo o si soffermi piuttosto sulle foto dei nostri viaggi.
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Rotta per il porto di Anzio, piu' vicina di Roma di circa 25 miglia.. Abbiamo due golfi da passare, il Golfo di Salerno ed il Golfo di Napoli,
poi lo stretto fra Ischia e Procida, finchè non avremo Gaeta al traverso
ed il promontorio del Circeo a prua. Il cielo a volte sembra rispecchiare le acque sotto di se, volerne riprendere i colori con tentativi arruffati ed approssimativi. Cosi' nascono le nuvole, ci spiegava un pescatore a Cetraro. Ma poi il dio dell'aria si indispettisce, scorgendo fra le onde i suoi insuccessi, ed ogni volta manda il vento a ripulire tutto, come un pittore che passa la calce sulla sua tela. E' l'ultima notturna che io e la mia compagna faremo insieme, almeno per un po' di tempo. Aspettiamo insieme il tramonto. Ischia e Procida si cancellano lentamente nel buio, ed il sole ci saluta ancora una volta, abbracciati. Torna all'inizio
Un disguido con la Capitaneria di Anzio ci costringe a cercar riparo a Nettuno, fortunatamente facilmente raggiungibile da Anzio in poco tempo. Sulla banchina ci attende Sandro, il Nostromo, con la sua compagna, ed in serata un pugno di amici ci accoglie con affetto per condividere insieme i sapori del mare, parlarci di loro ed ascoltare di noi. Quante volte io e Simona abbiamo camminato in questo piccolo porto, prima che la nostra vita cambiasse, guardando le barche a vela ormeggiate e sognando il giorno in cui avremmo avuto una barca solo per noi. Domani lei tornerà ai suoi impegni quotidiani. Penso a questo, mentre leggo il mio futuro negli occhi della mia donna. Le stringo la mano. Il Pargher la saluta, ed aspetta già il suo ritorno. Torna all'inizio
Le condizioni meteo non ci hanno dato tregua, e le soste in porto sono diventate fastidiosamente lunghe.
In mare ci attendono 25 nodi da NW, onda lunga ed un sole accecante.
Proseguiamo sino ad oltre le piattaforme petrolifere vicine a Fiumicino. Poi
dopo poche ore Dentro il Pargher le poche cose non rizzate sono volate ovunque
La mia citta' apre le sue porte, e dopo poche miglia massacranti con la falchetta in acqua ci sembra quasi impossibile avere un ormeggio sicuro. In porto mi guardo intorno, altre barche sono rientrate velocemente, tutte con bandiera straniera. Equipaggi silenziosi scendono in banchina e si guardano l'uno con l'altro, smarriti. La mia sigaretta lascia un gusto amaro in bocca, come se avessi lasciato qualche cosa di incompiuto dietro di me.
Gli dei del mare ci hanno illuso ancora, lasciandoci salpare dal porto di Roma, in una giornata piena di sole per poi accoglierci con un forza 8 a circa 6 miglia da Civitavecchia, porto Riva di Traiano.
Il mare si ingrossa ed il timone automatico va presto in stallo non riuscendo a contrastare la potenza delle onde. Aumento leggermente la superfice velica dell'armo a cutter, mi aiuto anche con il motore per stringere un angolo di bolina di appena 30 gradi, ed il Pargher sfreccia ad 8 nodi fra le onde. Dietro di noi un ketch in difficoltà non riesce ad aprire le vele, e con appena un filo di trinchetta ci segue virando, in una sequenza faticosa di bordi continui. In porto l'equipaggio del Pargher e quello del ketch senza nome si salutano, i volti macchiati dal sale, compagni per un momento, le stesse paure, la stessa soddisfazione. Aancora tante miglia da raccogliere con la prua del mio amico, troppi giorni trascorsi nei porti. Eppure il Pargher, serenamente ormeggiato, sembra quasi volermi tranquillizzare. Lui è con me.
Giorno dopo giorno, calma al mattino e maestrale nel meriggio. Fuori dalla diga foranea di Riva di Traiano decido finalmente l'azzardo, che pero' non porta me e Stefano, amico di bordo per una settimana, molto lontano. Il forza 8 brucia ancora sulle labbra screpolate dal sale, ed i 30 nodi sulla prua mi fanno ripiegare a Porto Ercole, sul promontorio dell'Argentario. Una breve sosta, in attesa che la coda della pertubazione proveniente dall'Atlantico lasci finalmente spazio alla prevista alta pressione. Ripariamo nel porticciolo e rimaniamo in attesa della notte per poter salpare il giorno seguente, ormai abituati a seguire i capricci degli dei del mare.
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