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Lo stretto di Gibilterra vero e proprio è una parte di quell'area influenzata dalle correnti di marea e dal flusso dell'Atlantico nel Mediterraneo. L'area a rischio per le correnti si estende infatti dalla baia di Gibilterra fino a Capo Trafalgar, ossia per una lunghezza di circa 40 miglia. Inoltre un forte effetto Venturi puo' far diventare un forza 3/4 a Gibilterra un forza 6/7 a Tarifa, influenzando anche le correnti di marea che possono raggiungere la velocità di 5 nodi (da notare che il Pargher supera la velocità di 6.5 nodi solo in condizioni molto particolari). Mi armo di santa pazienza, e con l'ausilio di un testo inglese regalatomi dal marina ("THE STRAITS SAILING HANDBOOK" di Colin Thomas, facilmente reperibile a Gibilterra),decido di partire il 18 mattina alle 11.05, ossia un'ora dopo l'alta marea, avendo anche il vento da Est a favore (ma non troppo!). Questo mi consentirebbe di lasciare la baia di Gibilterra e di arrivare all'inizio
dello stretto due ore dopo l'inizio dell'alta marea, quando cioè le correnti
contrarie non dovrebbero superare 1.5 nodi, mentre risalendo per Capo Trafalgar
dovrei poter contare sulle correnti a favore di circa 3 nodi. Verifico con altri skipper piu' esperti le mie conclusioni, e mi preparo per partire per il giorno successivo.
Alle 6 del mattino vengo svegliato bruscamente. Un'onda lunga di circa 2 metri nel marina Queensway Quay fa scoppiare una cima di ormeggio. Il rumore sembra quello di uno sparo. Mi precipito sul pontile per rimpiazzare le cime del Pargher con dei cavi da tonneggio in dotazione, rinforzandoli con delle pesanti molle di acciaio. Alle 11 del mattino l'onda lunga continua. Sembra siano gli effetti di un lieve maremoto. Aiuto sul pontile gli altri equipaggi. Uno sloop da crociera ha un pezzo di falchetta strappata dalla coperta. Una barca di amici ha lo specchio di poppa danneggiato dall' urto con il pontile. L'uscita dal porto è impossibile, il rischio di finire sugli scogli troppo alto.
Una fastidiosa influenza mi costringe chiuso dentro il Pargher. Gli sbalzi di temperatura di oltre 10 gradi fra il giorno e la notte creano una condensa che rende l'aria umida ed appiccicaticcia. Mi stufo e decido di partire, il mare la cura migliore. Saluto i miei amici di banchina, Iolanda ed Aamon (amico mio, non volermene, ma non ho la più pallida idea di come si scriva il tuo nome!), lei spagnola e lui irlandese di Dublino, e Grabriele ed Anita, già incontrati in Mediterraneo, partiti dal Venezuela ed ora di nuovo in giro per il mondo. L'alta marea adesso è calcolata per le 12:07. Decido di partire per le 13:07. Simona mi chiama da casa, il meteo prevede vento variabile nello stretto. Mi preparo in modo febbrile e finalmente salpo. Appena fuori dalla baia, 30 nodi da ovest mi accolgono, con intensità e direzione decisamente ben definiti!
Ripenso sorridendo alla mia esperienza nello stretto di Messina...
Il Pargher atterra a Puerto America, città di Cadice, alle 6:30 del 21 Novembre, dopo 4 mesi di mare e 2300 miglia sotto la chiglia.
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